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Giorgio Dellacasa: SENZA UNA CAMICIA BIANCA, NELLA GENOVA DI DE ANDRÉ - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Giorgio Dellacasa: SENZA UNA CAMICIA BIANCA, NELLA GENOVA DI DE ANDRÉ - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Autore: Giorgio Dellacasa
Testi: Laura Manione, Andrea Incandela, Giorgio Dellacasa
Pagine: 64 + 4 pagine cover con bandelle + Velina Cromatico
Lingua: Italiano
Mese/Anno: Maggio 2026
Formato: 223x145 mm
Confezione: Punto singer bianco
Tiratura: 200 copie

ISBN 978-88-88290-17-1

€ 24,00

[…] Giorgio Dellacasa, viaggiatore di lungo corso abitualmente affascinato da Paesi e culture lontane, anziché levare le ancore, decide eccezionalmente di ormeggiare a Genova, la sua città, per abbandonarsi a una lenta esplorazione di prossimità, muovendosi alla maniera di un flâneur tra vie, piazze e caruggi. […] Non per raggiungere una meta, ma per seguire la presenza invisibile e mesmerica di Fabrizio De André. Mettersi idealmente sulle orme di Faber, per il “nostro” fotografo, non è solamente ritrovare le zone e le atmosfere cantate in brani indimenticabili. […] È, in primis, recarsi a una sorta di appuntamento, finora rinviato, con un fedele compagno di viaggio; è riconoscere una voce che ha contribuito intimamente alla costruzione di una visione e di un’etica umana e fotografica […] va ricordato che la relazione tra musica e fotografia o – per essere più precisi – tra canzone e fotografia è assai longeva.
Del resto, per restituire l’essenza della Genova di De André, occorre saper intercettare ciò che ancora risuona, si odora e si tocca nei luoghi frequentati e interpretati dal musicista. 
[…] Questo libro è, al contempo, una sorta di affettuoso carteggio per immagini e un malinconico sottofondo che sa di salmastro e di autenticità. Che si voglia prestarvi occhio od orecchio, l’unica condizione richiesta per comprenderlo pienamente è di essere disposti a mischiarsi con le sue pagine. Abbandonando ogni rigidità, liberi e non inamidati. Senza una camicia bianca
NOTE A MARGINE DI UNA RICERCA. Per entrare in un rapporto riflessivo e dialogico con il mondo, per penetrarlo e attraversarlo con calma, occorre spogliarsi di ciò che ci rende armati o impermeabili. Meglio indossare panni leggeri e comodi, indumenti che possano all’occorrenza essere contaminati da percezioni talmente intense da restarci addosso. 
Soprattutto se decidiamo di immergerci in una realtà che conosciamo e ci appartiene: minore è la distanza, maggiore è la difficoltà di disfarsi di un equipaggiamento visivo ed esistenziale assemblato negli anni. 

(dal testo di Laura Manione)