Autori: Giuliano Reggiani e Luca Setti
Testi: Giovanna Calvenzi, Pietro Celli, Giuliano Reggiani, Luca Setti
Pagine: 132 + risguardi
Lingua: Italiano/Inglese
Mese/Anno: Marzo 2026
Formato: 206x280 mm
Confezione: Brossura - Copertina con bandelle
ISBN 978-88-947614-9-8
€ 39,00
“Aveva ragione Marc Augé quando scriveva, a proposito della fotografia di viaggio, che “per non deludere, la realtà dovrà assomigliare alla sua immagine”?
Gli autori di questa indagine nel quartiere triestino Rozzol Melara si sono posti in una posizione di verifica: l’immagine - non ancora fotografica - che il quartiere suggeriva loro, corrispondeva o non corrispondeva alla realtà? L’impatto visivo iniziale per i due fotografi emiliani Giuliano Reggiani e Luca Setti, in visita a Trieste, era stato molto forte. L’imponenza delle architetture lasciava stupefatti ma al tempo stesso, ancor prima di iniziare a fotografare, si erano posti una serie di interrogativi. Il quartiere nel quale avrebbero poi deciso di lavorare, per un paio d’anni, aveva una storia abbastanza recente. […]
La casistica dei quartieri popolari con gravi problemi abitativi o gestiti dalla malavita è nota, ma il bisogno di indagare è per loro più forte delle preoccupazioni. E la realtà in breve li conforta: come loro stessi ricordano, da subito vengono accolti da un anziano signore che li saluta con cordialità, i bambini tornano serenamente da scuola, una donna dà da mangiare ai gatti. Nonostante sia definito il “Bronx” di Trieste il quartiere Rozzol Melara è tranquillo, persino accogliente. Dopo alcune iniziali diffidenze le porte si aprono, gli incontri si moltiplicano. Il racconto delle persone e degli interni delle abitazioni diventa più semplice anche se il riserbo in alcuni casi rimane. Decidono di focalizzarsi sul dialogo tra l’ambiente architettonico e i suoi abitanti. Sanno che ci sono spazi nei quali si concentrano la socialità, il bar, le serate di ballo, i mercatini, la ginnastica insieme, che una volta all’anno “Melara in festa” si festeggia. Ma preferiscono rispettare il loro progetto. Il luogo che temevano inospitale li ospita, concede loro di lavorare come vogliono. Usano entrambi un linguaggio fotografico sobrio, diretto, documentario, che - come vuole la consuetudine - documenta senza enfasi e senza forzature. Costruiscono un ritmo di indagine che alterna sapientemente immagini di architettura, dettagli costruttivi e le persone, ritratte nelle loro abitazioni o nei grandi spazi collettivi. Il quartiere purtroppo non è più completamente abitato, l’età dei suoi inquilini è sempre più alta ma il sorriso con il quale gli abitanti di Rozzol Melara accolgono Luca e Giuliano si trasforma nel tempo in amicizia.
Marc Augé ancora una volta ha ragione: nonostante le incertezze iniziali le immagini di Luca e Giuliano raccontano una realtà vivibile, serena, ospitale. […]
(dal testo introduttivo di Giovanna Calvenzi)