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Monica Benassi: PARECE-ME PORTUGAL • Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Monica Benassi: PARECE-ME PORTUGAL • Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Autore: Monica Benassi
Testi: Monica Benassi, Isabella Tholozan
Pagine: 72 + copertina + sovracoperta (poster ripiegato) + cartolina
Lingua: Italiano
Mese/Anno: Settembre 2026
Formato: 140 x 210 mm
Confezione: Brossura cucita filo refe + inserimenti manuali
Tiratura: 100 copie

ISBN 978-88-88290-19-5

€ 30,00

Parece-me Portugal
Procurando o meu pai
(cercando mio padre)
Dal 1987 al 1992 mio padre viaggia per lavoro. Anni intensi dove a me, figlia adolescente, arrivava solo qualche cartolina con la scritta Saluti dal tuo papà Ermanno. Europa, Africa, America del nord e del sud, i continenti toccati. Di tutti questi viaggi, anni dopo, nelle rare occasioni in cui abbiamo viaggiato insieme, sentivo ripetere spesso la frase Am sembra d’esser in Portogal, tradotto: Mi sembra d’essere in Portogallo, anche se eravamo solo a Sestola (Modena) o a Corniglio (Parma).
Quel Portogallo che lui vedeva ovunque, l’ho spesso immaginato e a otto anni dalla sua morte, ripercorrendo la strada che lui faceva in macchina da Boretto a Viseu per andare a lavorare, l’ho trovato, in fondo anche io per portare a casa un lavoro, anche se fatto solo di memorie. In realtà non cercavo il Portogallo, cercavo mio padre, quello che lui aveva visto. Lui raccontava spesso che faceva una sosta in Francia, al confine, e una in Spagna. Cosi ho fatto, anzi abbiamo fatto perché questo viaggio l’abbiamo fatto tutti insieme, io e la mia famiglia. [...]
(dall'introduzione di Monica Benassi)


Quando l’eredità è emotiva
Si dice che i ricordi familiari siano per i figli radici e punti di riferimento. [...] Da Boretto a Viseu in cerca di papà. Un papà che non c’è più ma che continua a vivere, grazie all’amorosa sensibilità dell’autrice, nella volontà di andare, una volta di più, alla ricerca di qualcosa che forse si stava assottigliando. I ricordi si sa, si affievoliscono con il tempo, si esauriscono delle loro più vivaci emozioni, suoni o colori. La volontà e la determinazione dell’indagine emotiva è la poetica dell’opera che si sviluppa,  contrariamente a quanto si potrebbe pensare, in una serie di immagini razionali, capaci di visualizzare ogni tappa del viaggio, coadiuvate peraltro da mappe geografiche estrapolate da Google Maps. Un vero e proprio diario, dove i nuovi percorsi si sovrappongono ai vecchi, unendosi in un unico amorevole viaggio, svolto alla ricerca di chi si è perso. Ed è così che l’eredità emotiva di cui si parlava all’inizio trova conferma e diventa ricchezza per le nuove generazioni, i figli di Monica Benassi, i quali, da compagni di avventura, potranno riacquistare memoria di quel nonno perso troppo presto. [...]
(dal testo critico di Isabella Tholozan)